Fermo, Marche, Italia

Le aree rurali

Le aree rurali

monte vidon combatteLe aree rurali e montane della Marca Fermana coincidono per lo più con i 32 comuni cui fa riferimento il Gal (Gruppo azione locale) fermano: Altidona, Amandola, Belmonte Piceno, Campofilone, Falerone, Fermo, Francavilla D’Ete, Grottazzolina, Lapedona, Magliano di Tenna, Massa Fermana, Monsampietro Morico, Montappone, Monte Giberto, Monte Rinaldo, Monte Vidon Combatte, Monte Vidon Corrado, Montefalcone Appennino, Montefortino, Montegiorgio, Monteleone di Fermo, Montelparo, Montottone, Moresco, Ortezzano, Petritoli, Ponzano di Fermo, Rapagnano, Santa Vittoria in Matenano, Servigliano, Smerillo, Torre San Patrizio.


La storia


Questo territorio ha conosciuto la sua prima sostanziale evoluzione storica con lo sviluppo dell’agricoltura e con l’intervento dei Romani (primi consistenti stanziamenti collettivi, edificazione di opere pubbliche, costruzione di reti viarie). Sull’impronta primordiale (con insediamenti a Fermo, nella media valle del Tenna – Falerone, e nel territorio pedemontano – Amandola, Montefortino) si innestò lo sviluppo alto-medievale, condotto in particolare dalla sede vescovile di Fermo e da S. Vittoria in Matenano, sede vicaria della potente Abbazia di Farfa (protetta dall’Imperatore Carlo Magno), che diede poi luogo alla nascita della Marca Fermana.

Gli insediamenti medievali videro una prima significativa evoluzione nel Seicento e nel Settecento, con lo sviluppo delle manifatture a domicilio nelle dimore rurali e con le prime manifatture urbane. Da qui prese le mosse un lungo e profondo rinnovamento urbanistico‐edilizio, che ha prodotto la forte impronta dei centri storici e dei borghi rurali che ancora oggi primeggia nell’entroterra Fermano, anche se all’interno dei contesti urbanistici contemporanei.

In epoca napoleonica, un po’ in tutto il territorio, prese piede la piccola borghesia mercantile, andando ad aggiungere le attività del settore secondario a un’economia sino ad allora quasi esclusivamente contadina. Fu allora che cominciò il forte sviluppo di quelle attività artigianali e anche in parte industriali che poi hanno caratterizzato tutta la storia del Fermano nel Novecento.

Oggi l’articolazione degli insediamenti manifesta i caratteri di una campagna relativamente urbanizzata che diventa progressivamente “città diffusa” passando dalle fasce collinari più elevate ai rilievi più moderati sino alla piana costiera. Cittadine e borghi dell’entroterra, pur avendo subito notevoli fenomeni di migrazione verso la costa, denotano tuttora una presenza demografica rilevante, patrimoni storico-culturali, attività artigianali e di accoglienza di grande importanza, e conservano intatto un forte potenziale di valorizzazione a fini turistici e residenziali.

Città e borghi

Fermo e il suo entroterra si caratterizzano per i borghi antichi, per i beni artistici e culturali, per l’artigianato e alcune industrie di punta, e per strutture di ospitalità (hotel, residence, agriturismi) e di ristorazione di primo piano. A partire dal capoluogo che annovera uno splendido repertorio di chiese (in primis il Duomo, consacrato a Maria Assunta in cielo), di luoghi (come la magnifica Piazza del Popolo), di edifici storici (dalle Cisterne Romane a Palazzo dei Priori, oggi sede della Pinacoteca Civica) e di monumenti e opere d’arte, nonché sede del Teatro dell’Aquila, uno dei più grandi e prestigiosi delle Marche.

Procedendo dalla riviera adriatica verso le colline e poi verso i Monti Sibillini, i dintorni di Fermo sono ricchi di gioielli preziosi come Altidona, nella Valdaso, che si connota per la sua cinta muraria, il Belvedere (torre d’avvistamento medievale), la chiesa di Santa Maria e San Ciriaco (situata nella cinta) e per uno splendido sbocco sul mare con una spiaggia naturale che si estende per circa 3 km.

Sempre nella Valdaso spicca Campofilone, con le sue belle piazze Umberto I e Roma (in quest’ultima è sita la chiesa primaria di San Bartolomeo), i suoi meravigliosi panorami, la sua spiaggia in località Ponte Nina e la sua celebre tradizione dei “maccheroncini”, a cui sono dediti da sempre i pastifici locali.

Poco distante il comune di Lapedona con un centro storico improntato all’originaria struttura di maniero, e con numerose chiese di epoca medievale e rinascimentale ricche di opere d’arte (fra queste San Giacomo e Quirico, San Nicolò, San Lorenzo, Santa Maria degli Angeli, della Madonna Manù, San Pietro ). Di notevole interesse il Palazzo Comunale del XVI secolo con portico ogivale sotto il quale si trova un cippo funerario con bassorilievi e iscrizioni di epoca romano-imperiale

Nelle vicinanze anche Moresco, vero e proprio castello risalente all’anno 1000, che si erge sulla sommità di un colle che domina la Valdaso. Di rilievo la Torre eptagonale (XII secolo) alta 25 metri da cui si gode dello splendido panorama circostante, e la Torre dell’orologio (XIV secolo) che sormonta la porta d’accesso al paese.

Spostandosi maggiormente verso la fascia collinare, ma più a nord-ovest nel territorio fermano, sorge Torre San Patrizio, caratterizzata dalle mura tre-quattrocentesche, e dall’antica Turris Patritia le cui origini risalirebbero addirittura al VI secolo a.C. Nel 1200 prese il nome di Castrum Turris Sancti Patritii. Di particolare interesse Villa Zara (immersa in un parco di circa tre ettari, con chiosco, parco giochi e percorsi vita), la chiesa della Madonna delle Rose, la chiesa di San Francesco, la chiesa di San Salvatore e quella di San Patrizio.

Comune limitrofo è Rapagnano, registrato come possedimento del Vescovo di Fermo in un documento del 1059 e poi, nel Trecento, circondato da mura. Oltreché per le sue bellezze storiche (Parrocchiale di S. Giovanni Battista, Torrione medievale) è famoso per il suo corpo bandistico risalente alla seconda metà dell’Ottocento, forte di 40 elementi e vincitore di diversi premi di categoria.

Più a nord-ovest, Francavilla d’Ete, le cui origini risalirebbero all’anno 1140, quando le servitù padronali dei conti di Gualdrama e Montirone fuggirono per nascondersi sul Monte Tiziano, dove ora sorge il paese. Del nucleo medievale primitivo rimangono evidenti resti di mura e ben tre dei sei torrioni originari, oltre ad una porta dell’antico castello. Nella chiesa di San Rocco si conservano due affreschi del Cinquecento attribuiti a Vincenzo Pagani.

Nelle vicinanze, nel cuore dell’entroterra fermano, vi è Montegiorgio centro di origini preistoriche e fiorente comune durante il medioevo. Di rilievo il Portale o arco del Trecento, (parte rimanente dell’ingresso della chiesa di San Salvatore edificata sul finire del XIV secolo e abbattuta nel 1827), il Palazzo Comunale, il Teatro Comunale Domenico Alaleona, ricavato nell’ex Palazzo Comunale di cui rimane l’annessa Torre Civica, le mura castellane del XIII e XIV secolo, le Porte di San Nicolò e Sant’Andrea (XVIII secolo), la chiesa di San Francesco, costruita nella parte più elevata del paese nel XIII secolo.

Accanto a Montegiorgio e Rapagnano, il piccolo comune di Magliano di Tenna, nella media valle del fiume Tenna, caratterizzato da tutti gli elementi tipici del paese medioevale: cinta muraria, torrioni, blocchi di case che seguono l’andamento delle mura. Le chiese (San Gregorio, San Filippo Neri) sono ricche di opere d’arte rinascimentali. Importante l’attività della Corale San Gregorio Magno (35 elementi) nata esclusivamente per scopi liturgici, ma che poi, con l’ampliamento degli studi polifonici, vanta oggi un repertorio che spazia dal sacro al profano.

Nella stessa area, Grottazzolina, prima insediamento piceno, quindi nell’VIII secolo feudo farfense, passato ai canonici della città di Fermo, assunse il nome di Cripta Canonicorum, che mutò poi in modo definitivo quando papa Innocenzo III la diede come feudo al conte Azzolino. Si distinguono il Palazzo Comunale in stile romanico, la chiesa del SS. Sacramento e Rosario (1768), la chiesa di San Giovanni Battista (1684), il Castello Azzolino, che domina il centro della cittadina.

Verso sud-est, Ponzano di Fermo, i cui primi stanziamenti risalgono probabilmente al II o III secolo d.C. Nel corso del dominio longobardo, il duca Faroaldo di Spoleto, donò questo territorio ai monaci dell’abbazia di Farfa, che vi edificarono la chiesa di S. Maria Mater Domini. A loro volta, nel 1059, i monaci, regalarono l’area al Vescovo di Fermo. Sotto le pressioni di Papa Pio V, il 5 aprile 1570, il castello di Ponzano e le terre attigue (l’attuale frazione di Capparuccia) vennero staccate dal comune di Fermo.

Più a sud, Petritoli, creata da monaci farfensi nel X secolo con la denominazione di Castel Rodolfo. Passata sotto Transarico barone di Saltareccia, fu donata nel 1055 al vescovo di Fermo. Dal 1198 si autogovernò fino al 1250, quando Federico II la cedette a Fermo. L’accesso al borgo antico avviene attraverso tre archi ogivali ottocenteschi, racchiusi entro due torrioni del XV secolo. Notabili l’ex convento delle Clarisse, oggi Palazzo Comunale, la torre civica, realizzata nell’ottocento, il novecentesco Palazzo Vitali, in stile gotico-veneziano, il Teatro dell’Iride (1873-77).

Fra i territori di Grottazzolina, Ponzano di Fermo e Petritoli sorge Monte Giberto, le cui origini risalirebbero all’epoca picena. La Descriptio Marchiae Anconitanae, redatta intorno al 1356 dal cardinale Egidio Albornoz, lo colloca tra i castelli “verso i monti” e lo denomina Castrum Montis Giberti. Di rilievo la chiesa di San Nicolò, il Palazzo Comunale e il contiguo campanile-torre che formano un interessante complesso risalente al XVIII secolo nella centrale Piazza della Vittoria.

Procedendo verso i rilievi più elevati dell’entroterra, a nord-ovest, Massa Fermana, sicuramente insediamento romano (resti di epigrafi funerarie) e citata in un documento del 1050, quando era sotto la giurisdizione del Vescovo di Fermo. Nel XIII secolo fu di proprietà dei membri della famiglia dei Brunforte, fra i quali Guglielmo da Massa ed il figlio Valerio, di parte ghibellina. Monumenti significativi con preziose opere d’arte, la chiesa dei santi Lorenzo e Silvestro, la Porta Sant’Antonio (XIV secolo), antico accesso al paese, il Palazzo Comunale con la Pinacoteca, l’ex convento francescano “Frati di Massa”, il castello medievale.

In area limitrofa, Montappone, dominato in epoca medievale dalla potente famiglia dei Brunforte, e comunque sempre nella sfera d’influenza di Fermo. All’inizio del XIV secolo il castello del borgo fu distrutto da Gentile da Mogliano e quindi riedificato dagli abitanti nel 1371. Notabili, l’Oratorio del Sacramento, con portale trecentesco, la settecentesca chiesa di Santa Maria in Castello, e, in particolare, il bellissimo Museo del cappello, con materiali e manufatti che testimoniano l’antica tradizione produttiva locale.

Nelle vicinanze, Monte Vidon Corrado, il cui nome deriva da Corrado, signore medievale, figlio di Fallerone I, signore di Falerone, e fratello di Guidone (poi evoluto linguisticamente in Vidon), che fu signore dell’odierna Monte Vidon Combatte. Nel piccolo borgo si distinguono le chiese di San Vito (tele settecentesche del Monti, crocefisso di scuola del Guercino, cappellina secentesca del santo dedicatario), la chiesa della Madonna del Carmine, la chiesa di San Filippo e le chiese rurali di San Giuseppe e San Liberato. Di rilievo il Centro Studi Osvaldo Licini e la Casa dell’artista.

Su una dorsale spartiacque tra le valli del Tenna e dell’Ete Vivo, sorge Belmonte Piceno, che vanta reperti preistorici e protostorici (numerose tombe di epoca età picena). Fiorente in età romana, fu devastato nel V secolo da popoli germanici e poi entrò a far parte del dominio farfense. Il nome deriverebbe dai coloni immigrati da Belmonte Sabino. Nel XIV secolo si affermò come importante centro del commercio fermano. Rilevanti la Torre quadrangolare e i resti della cinta fortificata del XV secolo, la chiesa di San Salvatore (XII secolo), la chiesa romanica di S. Maria in Muris (S. Simone e Giuda), la chiesa della Madonna del Rosario.

Non lontano da Belmonte, sempre fra le fertili colline dell’antico Piceno, Montottone, che fino al XV secolo conservò la denominazione di Mons Actonis (Monte di Attone), alla quale subentrò successivamente quella odierna. Di notevole importanza storica ed artistica la grandiosa Cisterna, risalente al XV secolo, il medievale Torrione Porta Marina, principale accesso al paese, le chiese di Madonna delle Grazie, Santa Maria Ausiliatrice, San Pietro Apostolo, San Francesco.

Verso sud-est, Monte Vidon Combatte che deve quasi certamente il suo nome al pugnace signore medievale del luogo, Guidone (Vidon, con l’evoluzione della lingua), figlio di Fallerone I, all’epoca signore di Falerone, e fratello di Corrado, antico signore dell’odierna Monte Vidon Corrado. Monumenti e luoghi significativi la chiesa parrocchiale di San Biagio, dal campanile settecentesco, la chiesetta di San Procolo, con affreschi del XV secolo, il parco della Rimembranza, il laghetto della peschiera, il centro storico medievale.

Negli immediati pressi, Ortezzano, piccolo comune dalle antiche e movimentate vicende storiche. Di origini etrusche e picene, l’insediamento venne conquistato dai romani che ne fecero territorio prediletto per la costruzione di ville rurali. Nel 927 d.C. i duchi di Spoleto fortificarono le mura di Castrum Ortezanii, per proteggere il borgo che poi fu ampiamente conteso anche in epoca comunale e signorile. Da segnalare i resti del castello, sorto nel IX secolo intorno a una torre di vedetta (torre ghibellina, mura quattrocentesche, portali e volte in stile gotico), le chiese del Carmine, di San Girolamo, di Santa Maria del Soccorso.

Adiacente al comune di Ortezzano, Monte Rinaldo. Di origini picene vide sorgere nel suo territorio, dopo le conquiste romane, il santuario ellenistico-romano di Cuma (ora area archelogica) e numerose ville che, in epoca longobarda, consentirono lo sviluppo di attività agricolo-commerciali. L’attuale nucleo abitativo si sviluppo nei primi anni del mille grazie a Malugero Melo, figlio di Drogone d’Altavilla, conte normanno delle Puglie. Malugero ebbe tre figli, uno dei quali di nome Rinaldo, cui in seguito affidò la guida del borgo. Oltre all’importante complesso del santuario di Cuma (costituito da un porticato, da un tempio e da un edificio rettangolare di finalità non identificata) sono da segnalare anche per le loro bellezze artistiche le chiese Ss. Sacramento e Rosario, Ss. Leonardo e Flaviano, del Crocifisso, di Santa Maria in Montorso, della Madonna della Neve.

Nelle vicinanze, sempre nel cuore dell’entroterra fermano, Monsampietro Morico, che viene citato per la prima volta in un documento del 1061, quando Malugero Melo, figlio del nobile normanno Drogone d’Altavilla conte delle Puglie, edificò nell’area fermana tre castelli protetti da mura imponenti: Monsampietro Morico, Sant’Elpidio Morico e Monte Rinaldo (Morico). Il castello merlato che domina il paese risale proprio al 1061, mentre la chiesa romanica di San Paolo, situata nel cimitero, è del XIII secolo. Il castello fu del tutto ricostruito nel Quattrocento. Da segnalare anche le chiese di San Pietro e Sant’Antonio Abate (XVI secolo), di San Francesco (1513), della Madonna del Carmine (1200-1300) e di San Michele Arcangelo (1699) presso Sant’Elpidio Morico.

Verso nord-ovest, Falerone, borgo ricco di storia, cultura e bellezze artistiche. Di origini picene, Falerio Picenus fu probabilmente istituita come colonia romana intorno al 29 a.C. Numerose le testimonianze archeologiche del periodo relativo (teatro, anfiteatro, cisterne e reperti esposti nel museo locale). Cospicue e rilevanti anche le attestazioni di epoca medievale (le chiese rurali di San Paolino e di Santa Margherita del XIII secolo, la Loggia dei Mercanti del XV secolo, la Chiesa di San Fortunato). Importanti la fiera del patrono (San Fortunato di Todi), nei primi giorni di giugno, e le celebrazioni legate alla ‘Nzegna (in dialetto, “insegna”, “bandiera”) delle prime settimane d’agosto.

Scendendo lungo l’asse sud-est si incontra Servigliano (il nome deriverebbe da un tribuno romano – Publio Servilio Rullo – che possedeva appezzamenti in zona o dalla gens Servilia). Il primo insediamento romano risalirebbe alla meta del I secolo a.C. Nel 1771 il paese franò e fu riedificato da Clemente XIV. In onore del papa, il borgo prese il nome di Castel Clementino, ma con l’unità d’Italia si ritornò alla denominazione originaria. Notabili il Palazzo del Municipio (XVII secolo), le chiese di Santa Maria del Piano (il nucleo è della metà del XV secolo) e il convento dei Frati Minori Osservanti (XVII secolo). Di grande rilievo storico il Parco della Pace, ex campo dei prigionieri delle due guerre.

Situato sul contrafforte fra l’Ete Vivo e il torrente Lubrico, Monteleone di Fermo entra nella storia con la presenza dei monaci farfensi e diviene comune nel medioevo. Sono chiari i resti di mura castellane, e il nucleo abitato presenta in modo evidente i caratteri dell’architettonica medievale. Di particolare interesse, oltre al Palazzo Comunale, completamente restaurato, la torre campanaria (XIII-XIV secolo), le chiese di S. Marone, San Giovanni Battista, del Crocefisso e della Madonna della Misericordia che conservano importanti opere d’arte. Da visitare il parco dei vulcanelli di fango che si sviluppa lungo il corso del fiume Ete Vivo.

Più a sud si erge il borgo di Montelparo, insediamento di origini picene (reperti dell’VIII secolo) e romane (reperti di necropoli). Il nome del paese parrebbe mutuato da Elprando o Eliprando, condottiero longobardo che nell’alto medioevo edificò qui un castello, poi passato sotto il controllo dei monaci farfensi. Degni di segnalazione il palazzo comunale (XVIII secolo), la porta del Sole (XIII secolo), palazzo Petrocchini (XIV secolo), la torre Civica (XIV secolo), il Monte frumentario (1511) e le chiese di San Michele Arcangelo (XIII secolo), di Santa Maria Novella (XIII secolo), di San Pietro (1286), di Sant’Antonio da Padova (XV secolo), di Santa Maria in Camurano (1549), di San Gregorio Magno (1615) e il convento (1686) e la chiesa (1730) di Sant’Agostino.

Verso ovest, nell’alta Val Tenna, sorge Santa Vittoria in Matenano, fondata nell’890 dai monaci dall’Abbazia di Farfa, in fuga dai saraceni, guidati dall’abate Pietro che qui, sul colle Matenano, costruì una fortificazione. Sempre qui, nel 934 l’abate Ratfredo fece trasportare il corpo di Santa Vittoria, martire cristiana del III secolo. Il borgo, divenuto libero comune nel XII secolo, raggiunse l’apice del suo fulgore nel 1357 quando divenne sede del Presidato Farfense. Molti i monumenti storici e le bellezze artistiche medievali e rinascimentali: dal Santuario di Santa Vittoria, alla chiesa della Resurrezione, dalla Collegiata (imponente costruzione neoclassica) alla torre trecentesca dell’Abate Odorisio, dal Palazzo dei Della Torre, a Palazzo Melis, alla chiesa di S. Agostino.

Su una cresta rocciosa che guarda le valli dell’Aso, del Tenna e i Monti Sibillini si erge invece Smerillo, piccolo gioiello incantato di impronta medievale (e probabilmente di origini anche più antiche). Secondo le testimonianze storiche il Castrum Smerilli dovrebbe essere stato costruito tra i secoli IX e XI. Tutto il periodo tra il X e il XIII secolo è contrassegnato dalla tendenza all’incastellamento e da una forte spinta all’autonomia rispetto al papato e all’impero germanico. Segni rimasti delle antiche vestigia, oltre al borgo, i ruderi delle mura di cinta del castello, la porta nord e il “cassero”. Oggi Smerillo è rinomato per il cinema all’aperto a ferragosto, per il festival “Le parole della Montagna” e per la “Castagnata in piazza” (terza domenica di ottobre).

A sud-est, Montefalcone Appennino, in posizione alto-collinare, con affaccio sulla Valdaso e splendida vista sui Sibillini. Le prime attestazioni storiche risalgono al 705 e al 930 (dominazione da parte del feudo farfense di Santa Vittoria in Matenano). Sotto i farfensi il centro ebbe un notevole sviluppo, con l’edificazione di un fortilizio e di una scuola per i chierici. Nel 1214 il borgo acquistò la Libertà Comunale. Nel borgo primeggiano le torri dell’antico castello, la chiesa di San Michele (XIX secolo), la trecentesca chiesa di San Pietro in Penne e la quattrocentesca chiesa di Santa Maria delle Scalelle. Da vedere anche la cappella dei Principi Orsini, dedicata a Sant’Antonio da Padova. Compreso in un’area naturale protetta, Montefalcone ospita un Centro di Educazione Ambientale.

A ovest di Montefalcone, verso i Sibillini, il vasto comune di Amandola si distende su tre colli dell’alta valle del Tenna. La cittadina ebbe origine nel 1248 dall’unione dei tre castelli di Agello, Leone e Marrubbione, i quali sorti da tempo, si costituirono in libero comune. Fra il medioevo e il rinascimento acquisì notevole reputazione per l’industria della tessitura. Il centro storico testimonia il fulgore del passato e dell’artigianato legato alla lavorazione del legno e del mobile. In evidenza la Chiesa di Sant’Agostino o santuario del Beato Antonio (XV secolo), la Chiesa di San Francesco (in stile romanico-gotico). Nel chiostro sono ospitati il museo antropogeografico ed il museo della civiltà contadina dotati di applicazioni interattive.In Piazza Alta si trova il Palazzo del Podestà (1352), il Teatro comunale La Fenice ed il Palazzo del Popolo, trasformato in un convento di benedettine.

Il cuore dei Sibillini fermani è Montefortino, secondo comune della provincia di Fermo per estensione. Ai primi insediamenti storici di epoca romana è seguita tra il VI e l’VIII secolo la dominazione longobarda, periodo a cui risale la costruzione della Pieve di Sant’Angelo in Montespino, baluardo dei monaci farfensi nel X e XI secolo. All’inizio dell’XI secolo venne edificata la Chiesa di Santa Maria in Amaro, poi diventata nel Seicento santuario della Madonna dell’Ambro. Nel 1084 Montefortino divenne libero comune mentre il borgo fortificato (Porta di Santa Lucia, Porta San Biagio e Porta di Valle) venne costruito nel XII secolo. Di rilievo, oltre al santuario della Madonna, la chiesa di Sant’Angelo in Montespino, il convento e la chiesa di San Francesco (1549), Palazzo Leopardi, maestoso edificio cinquecentesco che dal 1842 è sede della Pinacoteca civica Fortunato Duranti, il Tempietto dell’Orologio, singolare costruzione del XVI secolo.

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