Fermo, Marche, Italia

Sant’Elpidio a Mare

Sant’Elpidio a Mare

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Sant'Elpidio a Mare (FM)Cenni storici:
Nel cuore delle Marche, a pochi chilometri dalla costa adriatica, sorge Sant’Elpidio a Mare, uno dei  principali centri delle Marche per tradizione culturale e vita economica.

La sua origine ha inizio con la distruzione barbarica della città romana di Cluana, alla foce del Chienti dove si svilupperà dall’alto medioevo fino al XIII secolo d.C. la potente Abbazia benedettina di Santa Croce la quale segnerà fortemente la storia e l’economia del territorio.

Nel corso dei secoli successivi gli insediamenti abitativi si estenderanno anche verso le colline vicine: uno di questi nuovi centri sarà proprio il Castello di Sant’Elpidio, cuore dell’attuale città che si presenta tuttora ben conservato con la cinta muraria, il palazzo comunale, la torre e le tre porte cittadine.
Intorno alla metà del XIII sec. Sant’Elpidio a Mare è diventato autonomo staccandosi dal controllo di Fermo, ottenendo il privilegio di poter costruire un porto. Tuttavia il rapporto conflittuale con la vicina Fermo  ha trovato il suo cruento epilogo nel 1377, quando i fermani riuscirono di sorpresa ad entrare in città e a metterla a ferro e fuoco.

Un altro episodio significativo per la storia cittadina si verificò qualche secolo più tardi: più precisamente nel 1789 quando Sant’Elpidio a Mare, sempre fedele allo stato pontificio, dovette armarsi per resistere alle truppe napoleoniche del generale Rusca subendo gravi danni.
Attualmente, oltre al Capoluogo, sono incluse nel territorio comunale le frazioni di Casette d’Ete, Mostrapiedi, Cascinare, Castellano, Luce e Cretarola.
Sant’Elpidio a Mare  è un centro tra i più attivi e conosciuti del Distretto Calzaturiero Fermano – Maceratese.

Monumenti, Chiese e Musei
– Museo Della Calzatura “Cav. Vincenzo Andolfi”: Sant’Elpidio a Mare è uno dei centri più noti della regione Marche anche per la sua vocazione calzaturiera e l’alta qualità dei prodotti realizzati dai numerosissimi insediamenti artigianali ed industriali che rappresentano l’Italian Style nel mondo.

La volontà di valorizzare l’enorme patrimonio produttivo e, quindi, di custodire una parte fondamentale della sua storia e delle sue tradizioni, ha trovato il giusto riconoscimento con la creazione del  Museo della Calzatura “Cav. Vincenzo Andolfi”, allestito in modo da poter illustrare le trasformazioni che hanno subìto le calzature nel corso dei secoli.

Il Museo oltre alla sezione etnografica  “Calzature di ogni tempo e ogni luogo” e alla sezione  “Industria  calzaturiera marchigiana”, dedicata alle nuove produzioni e sperimentazioni creative, ospita anche una sezione dedicata ai personaggi famosi, dove sono custodite le calzature appartenute ad importanti personalità della sfera religiosa, come Papa Giovanni XXIII,  Papa Leone XIII, Papa Giovanni Paolo II; le scarpe di molti campioni sportivi, ma anche di Premi Nobel come Sir Derek Walcott e Dario Fo e di tanti cantanti e personaggi dello spettacolo.

– Pinacoteca Civica “Vittore Crivelli”: è ospitata nello stesso edificio del Museo della Calzatura, ossia un antico convento dell’ordine dei Filippini restaurato nella seconda metà del ‘700 dal celebre architetto romano Giuseppe Valadier. Nella raccolta di arte antica sono da segnalare il polittico composto da 18 pannelli dedicato all’ “Incoronazione della Vergine e Santi” e il trittico con la “Visitazione”, entrambe opere di Vittore Crivelli (XV sec.), una tela raffigurante l’ “Assunzione” del Tizianello (XVI sec.). La “Sezione Contemporanea” raccoglie una ricca collezione di opere a firma di prestigiosi autori di fama internazionale tra i quali si segnalano Bruscaglia, Cagli, Capozucca, Ciarrocchi, Licata, Piccardoni, Athos e Pietro Sanchini, Trubbiani. Nella “Sala degli Argenti” sono esposti pregevoli oggetti di oreficeria dei sec. XVII, XVIII e XIX tra i quali risalta un  pregevole busto-reliquiario in argento di San Filippo Neri  di manifattura romana del XVIII sec.

– Chiesa di San Filippo Neri (XVIII sec.), Corso Baccio: la fondazione del convento e della chiesa risale al 1735. La chiesa rivela tuttavia l’originaria struttura medioevale sulla quale fu costruita: un’aula unica con abside esternamente poligonale, adattata senza poter modificare le strutture portanti già inserite in lotti fittamente edificati. L’austera facciata è in laterizio a due ordini sovrap¬posti e il portale reca incisa la data del 1789, probabilmente riferita al termine dei lavori. All’interno importanti opere di Nicola Monti e Alessandro Ricci. L’organo, firmato dal maestro veneto Gaetano Callido e segnalato con il numero 319 del suo catalogo,  risale al 1794 ed è inserito nel controprospetto della chiesa.

– Teatro Luigi Cicconi: del progetto originario dell’architetto Ireneo Aleandri nel 1870 rimane soltanto l’elegante facciata.

– Chiesa di San Francesco, Piazzale Brancadoro: è’ uno dei più antichi manufatti ecclesiastici della città. Le tracce ancora visibili  di antiche lesene, monofore, architelli, presenti sul fianco verso Corso Baccio  e resti dell’antica imposta del tetto,  fanno intuire che originariamente la chiesa doveva essere più bassa con l’imposta della falda di copertura a capanna poco sopra i resti degli architelli.

– Chiesa di Sant’Agostino Nuovo, Corso Baccio: l’antico convento agostiniano (S. Agostino vecchio), eretto nel luogo ove oggi restano i ruderi della chiesa della “Madonna dei Lumi”, fu ricostruito dentro la città, inglobando e trasformando l’originaria chiesa di Sant’Antonio Abate (XIV sec.) riconsacrata a Sant’Agostino (nuovo). La chiesa restaurata nel 1762 presenta sulla facciata un portale rinascimentale del 1505 con splendide candelabre; all’interno conserva solenni altari decorati con stucchi e dorature ed un coro ligneo del XVIII.

– Basilica Lateranense di Maria Santissima della Misericordia, Piazza Matteotti: tele di Andrea Boscoli, Andrea Lilli, due splendide cantorie lignee intagliate e dorate, nelle quali sono collocati, a destra, il prezioso organo del grande maestro veneto Pietro Nacchini del 1757 e, a sinistra, quello dell’allievo e continuatore della scuola organaria veneta Gaetano Callido del 1782;

– Perinsigne Collegiata (XIII sec.), Piazza Matteotti: la maggiore chiesa della città  racchiude importanti e rare opere d’arte come il  sarcofago romano (IV sec. d.c.) in marmo pario raffigurante in alto rilievo una scena di caccia al leone; la  “Crocifissione” di Palma il Giovane (XVI sec.), la “Madonna del Carmine” del Pomarancio (XVII sec.), la tela “Assunta e Santi Patroni” di Nicola Monti (fine XVIII sec.), l’altare ligneo barocco dell’Annunciazione di Angelo Scoccianti (1702), il Crocifisso ligneo di scuola toscana del XVI sec., una fonte battesimale di forme rinascimentali, una fonte battesimale di forme rinascimentali e il prezioso organo ricostruito dal maestro veneto Gaetano Callido nel 1765.

– Torre Gerosolimitana o dei Cavalieri di Malta, Piazza Matteotti: risalente al ‘200 ha una struttura che ne fa un unicum in Italia. Seppur costruita in posizione chiaramente strategica, le sue caratteristiche non la rendono  una torre con scopi difensivi, tant’è che le ipotesi sul suo utilizzo sono ancora tante. La torre, che nel Medioevo ha rappresentato la testimonianza più alta della presenza dei Gerosolimitani, assumendo una forte connotazione mistico-religiosa, con l’età moderna è divenuta il simbolo della civitas, l’elemento in cui riflettere i valori condivisi della municipalità.

– Madonna dei Lumi (XIV sec.), Via Prati: l’antica chiesa, sede del primo convento agostiniano fondato a Sant’Elpidio nei primi decenni del ‘200, venne distrutta durante il saccheggio del 1377 perpetrato dal tiranno Rinaldo da Monteverde. Della chiesa restano soltanto le basi perimetrali e la base del campanile demolito nel 1700, la facciata cui manca il timpano, e una cappellina con l’arca in pietra d’Istria nel quale è stata custodita la  Sacra Spina della corona di Cristo. A seguito del sacco della città venne  portata a Fermo,  nella Chiesa di Sant’Agostino, dove ancor oggi è venerata.

– Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti (IX sec.) – Loc. Casette d’Ete: l’imponenza della struttura che, ancor oggi è possibile ammirare immersa nel verde della campagna di Casette d’Ete, è quanto rimane dell’Abbazia (IX  sec.) che, fino al XIII sec. fu uno dei più importanti e potenti insediamenti monastici benedettini nelle Marche

Musei/Pinacoteche:
Pinacoteca Civica “Vittore Crivelli”,  Corso Baccio, 35
Tel/Fax: 0734 – 859279
Sito/Mail: www.santelpidioamare.it – culturaeturismo@santelpidioamare.it


Museo della Calzatura “Cav. Vincenzo Andolfi”
,  Corso Baccio, 35
Tel/Fax: 0734 – 859279
Sito/Mail: www.santelpidioamare.it – culturaeturismo@santelpidioamare.it

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