Fermo, Marche, Italia

Storie di scorrerie, guerre,
torri e cinte murarie

Storie di scorrerie, guerre,
torri e cinte murarie

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MorescoLa precaria situazione socio-politica e la conseguente anarchia amministrativa del X secolo, spinsero la popolazione del Territorio di Fermo sparsa per vicos (“villaggi”) a raccogliersi in castra/castelli, che si presentavano come strutture civili fortificate capaci di proteggere da scorrerie e assedi militari chi non era in grado di tutelarsi autonomamente.

Difatti, come precisò anche Pierre Toubert, grazie a quel tipo di insediamento venne meno l’abitato disseminato lungo le zone rurali, sopraffatte invece dai cosiddetti finages castrales (torri e cinte murarie).

Tuttavia, in un primo momento, le mura erano piuttosto precarie. Solo più tardi vennero rinforzate o elevate cinte murarie più spesse che, sebbene fossero edificate con materiale di spoglio, si dimostrarono sensibilmente più sicure.

Con l’introduzione dell’artiglieria in campo militare, le mura subirono degli adattamenti che riguardarono soprattutto l’introduzione di feritoie orizzontali da moschetto lungo le cortine murarie. L’insediamento castrense, inoltre, era strettamente congiunto al diffondersi di quell’organizzazione politica e giuridica di autogoverno che prese il nome di Comune e diede al territorio di Fermo una fisionomia amministrativa molto simile a quella odierna.

Queste strutture che tendevano alla verticalizzazione, rappresentavano innanzitutto un efficace strumento di controllo, difesa e offesa contro possibili aggressori.

Oltre a fregiarle con elementi architettonici puramente ornamentali, si tendeva a innalzarle quanto più possibile per esibire il proprio potere sia a chi doveva spingere il naso verso il cielo per vederne la cima, sia a chi si trovava fuori città e le vedeva svettare al di sopra dei tetti.

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